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Il popolo greco verso la povertà per salvare l’UE, quale il prossimo?
“Quello che succede non e’ una trattativa ma la cronaca di una morte preannunciata, un ricatto sociale crudele perche’ un intero popolo viene comunque minacciato di poverta’ ” a dirlo è stato il presidente della Gsee, Giannis Panagopoulos. La Gsee è il sindacato dei lavoratori del settore privato che insieme all’Adedy (che rappresenta i dipendenti del settore pubblico), e al Pame (sindacato più vicino al Partito Comunista) oggi paralizzeranno la Grecia con uno sciopero di 24 ore.
Si fermerà tutto, traghetti e collegamenti di ogni tipo, banche, tribunali, gli uffici pubblici. La protesta viene fatta a fronte delle norme di Austherity che il Parlamento dovrebbe approvare a breve, che secondo alcune indiscrezioni, sono alla base del perfezionamento dell’accordo che sarebbe stato trovato dagli esponenti del governo greco con i rappresentanti del Fmi e la Bce.
Le richieste sono molto rigide:
- licenziamenti di 150 mila dipendenti tra pubblica istruzione e forze dell’ordine;
- abolizione di tredicesima e quattordicesima anche nel privato dove;
- abbassamento del salario minimo garantito da 750 a 561 euro.
Senza queste condizioni il default sarebbe quasi sicuro al 100%. Il problema maggiore sarebbe per l’asse franco-tedesco che sono stati i principali sostenitori dei titoli di Stato ellenici, ma già a marzo la tranche di 14 miliardi di euro non potrà essere rimborsata, mancando i soldi in cassa per poterlo fare. L’unica speranza concreta è quella di aiuti e investimenti da parte dei privati. Ma ancora non è stato raggiunto alcun accordo con i privati che detengono i titoli greci, che potrebbero vedersi costretti a dover accettare, o comunque subire, una svalutazione del 70%.
Intanto dalla Cina fanno sapere che “La stabilità dell‘Europa è nell’interesse della Cina innanzitutto è il nostro principale mercato per le esportazioni, e poi è la principale fonte di tecnologia per il nostro Paese. Sostenere la stabilità nel mercato europeo equivale ad aiutare noi stessi: dobbiamo garantire la stabilità delle politiche di importazione ed esportazione”. Infatti all’appello del Fmi, che ha avvisato che una forte recessione dell’Europa potrebbe dimezzare la crescita economica del Dragone, ha risposto positivamente solo la Cina, dicendosi pronta a dare il proprio contributo per aumentarne la dotazione.
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